Presentazione AIKIDO

Aikido

I kanji di Aikido 

L'Aikido è un'arte marziale giapponese, fondata e codificata da O'Sensei Morihei Ueshiba, il cui nome significa VIA (DO) per l'ARMONIA (AI) dell'ENERGIA VITALE (KI). È una disciplina di armonizzazione psicofisica che rinforza il corpo e la mente di colui che la pratica.

La tecnica nell'Aikido nasce da un attacco violento, non provocato, e attraverso il principio di non resistenza permette di integrarsi con l'azione iniziata e di concluderla con la sconfitta dell'avversario. Per fare ciò l'aikidoka sfrutta a suo vantaggio l'energia potenziale che è in ognuno di noi e che si manifesta con anni di allenamento e di esercizio. Il punto centrale di concentrazione (tanden) di tale energia si trova nel basso ventre sotto l'ombelico, ed è proprio questo il fulcro attorno al quale muovono tutte le tecniche dell'Aikido. Per questo motivo chi è più forte fisicamente non rende la sua tecnica più o meno efficace; colui invece che raggiunge il miglior equilibrio tra forza e concentrazione riesce a portare al massimo l'efficacia di questa disciplina.

Lo studio in palestra (dojo) vede momenti dedicati all'esercizio fisico per migliorare la tenuta atletica e l'agilità motoria, e momenti di studio delle tecniche vere e proprie: questa fase include esercizi con uno o più avversari (uke) sia a mani nude che con l'utilizzo di armi. Quelle che si studiano sono il JO, il BOKKEN e il TANTO quali strumenti non tanto di offesa ma quanto servono a migliorare e correggere le tecniche a mani nude.

L'Aikido si rivolge indistintamente ad ambo i sessi e senza limiti di età poichè ognuno di noi può praticarlo in funzione delle proprie capacità. Come autodisciplina aiuta a controllare la propria emotività

Aikido - O'Sensei

Morihei Ueshiba Morihei Ueshiba

O'Sensei Morihei Ueshiba nacque in Giappone, a Tanabe, il 13 Dicembre 1883. La sua strada fu segnata sino dalla giovane età per una particolare attitudine verso il Budo e le religioni che, in seguito, lo portarono a conoscere innumerevoli grandi maestri custodi delle antiche tradizioni marziali del Giappone feudale. Ueshiba inizia i suoi primi studi presso il dojo di Tokyo con il M° Tojawa, nel 1901, esperto nell'Arte del Ju-Jutsu Kito-Ryu. Nel 1903 frequenta il dojo del M° Masakatsu Nakai, a Sakay, dove apprende il Ju-Jutsu Yagyu-Ryu. Nel 1907 Ueshiba ritorna a Tanabe ed è in questo periodo che il padre gli affianca come insegnante il M° Kiyoichi Takagi dal quale apprende il Judo stile Kodokan.

Una serie di avenimenti personali si susseguono parallelamente agli studi sulle Arti Marziali e nel 1912 O'Sensei decide di trasferirsi nell'isola di Hokkaido dove incontra il famoso M° Sokaku Takeda del Dayto-Ryu che istruisce Ueshiba nell'arte dell'Aiki-jutsu. L'incontro seguente con il capo carismatico della fiorente religione Omoto-Kyo, Onisaburo Deguchi, pose definitivamente le basi di una nuova ricerca spirituale da parte di O'Sensei: la padronanza nelle più famose tecniche Marziali unita ai dettami di quest'ultima filosofia, trasforma il processo di crescita di Ueshiba in qualcosa di più spirituale e personale. Egli ebbe la convinzione, ed è forse questo che fece nascere l'Aikido, che si potessero abbattere le barriere tra mente, corpo e spirito.

La sua tecnica si arricchì con lo studio dell'uso della lancia e della spada. Ueshiba definì la propria tecnica Aiki-Bujutsu che successivamente sostituì con Aiki-Budo. Dal 1925 al 1927 seguirono alcuni viaggi che lo portarono a Tokyo sotto invito di personalità importanti dell'epoca e O'Sensei decise di trasferirsi nella città per dedicarsi a tempo pieno all'insegnamento dell'Aiki-Budo. Ben presto la fama di Ueshiba, noto come uno dei più abili maestri delle antiche tecniche, gli permise di aprire una serie di dojo dove le caste aristocratiche poterono apprendere i suoi insegnamenti, tanto che dal 1941 l'Aiki-Budo divenne di dominio comune anche tra gli apparati governativi ed inserito come materia di studio presso l'accademia di polizia.

La guerra però mise al bando le Arti Marziali e Ueshiba fu costretto a trasferirsi ad Iwama dove, seppur segretamente, potè proseguire nella pratica della sua Arte. Proprio ad Iwama O'Sensei eresse il tempio in onore dell'Aiki seguendo quei principi del Kotodama in lui sempre presenti. Durante la guerra il Dojo Kobukan di Tokyo, sede centrale e primo dojo ufficiale dell'Aiki-Budo, venne usato per altri scopi e ormai non più riutilizzabile; O'Sensei decise, quindi, di trasferire la sede centrale ad Iwama. In questo periodo si iniziò a parlare dell'Aikido come arte marziale e via spirituale con le caratteristiche che oggi le riconosciamo.

Nel 1948, finita la guerra, fu riportato il quartier generale a Tokyo e nacque l' Aikikai. In seguito assunse la denominazione di Aikikai Foundation e al quartier generale si dette il nome di Hombu Dojo. Da quel momento l'Aikido conobbe una sempre più crescente popolarità in tutto il Giappone anche grazie a innumerevoli esibizioni che Ueshiba tenne per raccogliere consensi e divulgare la propria filosofia. Il 1960 vede O'Sensei premiato dall'Imperatore che lo investe del premio Shijuhosho. Nel 1961 il viaggio negli Stati Uniti segnò il passo decisivo verso una divulgazione globale dell'Aikido. Il 26 Aprile 1969, all'età di 86 anni, O'Sensei si spense lasciando una grande eredità nel cuore di tutti coloro che oggi continuano il suo cammino con dedizione e passione in tutto il mondo.

Aikido - Saito Sensei

Morihiro Saito Morihiro Saito

Morihiro Saito Sensei (31 Marzo del 1928 - 13 Maggio 2002) è nato nella prefettura di Ibaraki, in un piccolo villaggio vicino al dojo di Iwama. Ha iniziato la pratica dell'Aikido all'età di diciotto anni. Prima di intraprendere questa strada aveva studiato altre arti marziali come il Kendo, il Judo ed il Karate Shito-Ryu. Saito Sensei fu accettato da O'Sensei Morihei Ueshiba come studente, iniziò così quella che sarebbe poi divenuta una lunga, rispettosa e fedele amicizia con il Fondatore.

Morihiro Saito lavorava per le ferrovie nazionali giapponesi e questo lavoro lo occupava 24 ore su 24 solo per alcuni giorni la settimana; i restanti li passava ad allenarsi presso il Dojo di Iwama. Ogni mattina la lezione iniziava con le preghiere nel Santuario dell'Aiki, seguite dalla pratica delle armi. Nel periodo in cui Saito iniziò la sua pratica con O-Sensei il fondatore poneva particolare accento sullo studio dell'Aiki-Ken ed Aiki-Jo e delle loro relazioni con le tecniche a mani nude.

Oltre ad essere uno studente diligente, Saito Sensei aiutò e seguì il Fondatore nei compiti assegnatili per la gestione del Santuario e delle terre annesse, come la raccolta del riso o la cura degli allevamenti. Il Fondatore rimase impressionato dalla dedizione dimostrata da Saito, per questo motivo O'Sensei concesse a Saito un appezzamento di terreno dove vi costruì una casa in modo da poter vivere con la sua famiglia fianco a fianco con il Fondatore.

Verso la fine degli anni '50, Saito Sensei divenne uno dei più alti istruttori nell'Aikikai. Insegnando presso il Dojo di Iwama quando il Fondatore era in viaggio. Negli anni sessanta insegnò settimanalmente nell'Hambu Dojo, introducendo l'insegnamento dell'Aiki-ken e dell'Aiki-jo nella lezione mattutina domenicale.

Dal 1946 sino alla morte del Fondatore nel 1969, Saito servì il Maestro Ueshiba facendogli da assistente con anche l'aiuto della moglie. Prima di morire Ueshiba diede a Morihiro Saito la responsabilità di portare avanti l'insegnamento nel Dojo di Iwama divendendo Dojo-Cho (maestro principale del Dojo) dell'Ibaraki Dojo e di custode dell'Aiki Jinja, il tempio dell'Aikido costruito da O'Sensei. Morihiro Saito è il primo Soke (capo scuola) dello stile Takemusu Aiki Iwama-Ryu.

Aikido

L'Aikido è un'arte marziale e, al di là delle evidenti differenze tecniche, si differenzia dalle arti marziali in generale per il suo carattere unico di essere un’arte puramente di difesa.

Esso non prevede tecniche di attacco rivelando in ciò i suoi principi filosofici ed etici. Qui l’accento è posto sullo sviluppo spirituale dell’individuo attraverso l’acquisizione di tecniche difensive. La sua dimensione etica impegna l’uomo anche al di fuori del tatami o del dojo. Nell’Aikido, ci si armonizza con gli altri: durante uno scontro fisico, l’ideale per l’aikidoka è di servirsi unicamente del controllo necessario alla neutralizzazione dell’attacco, cercando di evitare di ferire l’aggressore. L’Aikido è la disciplina di tutta una vita, una pratica autentica finalizzata a progressi tecnici costanti e a una migliore comprensione della natura umana. Le persone si avvicinano all’Aikido interessate ai suoi principi di armonia nelle relazioni interpersonali e di soluzioni nei conflitti, ma sarebbe un errore considerare l’Aikido come inefficace o poco potente, poiché praticato nella sua forma tradizionale, così come è stato insegnato dal suo fondatore, Morihei Ueshiba, conserva un forte carattere marziale. Le tecniche sono eseguite con fermezza ma senza l’intenzione violenta; potentissime leve articolari e immobilizzazioni permettono il controllo e la neutralizzazione dell’avversario senza causargli ferite o traumi. L’Aikido prevede infatti tecniche capaci di causare seri danni al corpo e perfino la morte, ma i suoi principi impediscono l’uomo ad avere un comportamento così distruttivo.

 

L’Aikido è la Via dell’Armonia Spirituale, è l’arte dell’assimilazione e dell’unificazione con la natura. Non esistono dualità né lotta, c’è solo l’azione del nostro spirito in armonia con lo spirito dell’universo.
Le tecniche dell’Aikido sono la realizzazione corporea di questa Armonia.


E’ stato definito come una delle arti marziali più misteriose e complesse, una disciplina pratica ed efficace per lo sviluppo, l’integrazione e l’utilizzazione più completa delle energie umane, da quelle fisiche e mentali a quelle spirituali. Si manifesta come un metodo per rafforzare il corpo e la mente, un metodo funzionale per fondere le loro rispettive energie in maniera unitaria e coordinata, al fine di sviluppare una personalità equilibrata e integra.


Il nome stesso significa la Via o il metodo (DO) per il coordinamento, la fusione o armonia (AI) dell’energia vitale (KI).

E’ un metodo di difesa che offre innumerevoli tecniche per neutralizzare uno o più avversari, accessibile a persone di ogni età e di entrambi i sessi.

Morihei Ueshiba, detto O’Sensei (Grande Maestro), affermava sempre che:
“l’Aikido è lo studio dello spirito”.
La sua stessa vita fu una lunga ricerca spirituale, un intenso, incessante anelare al Divino e il suo approfondimento delle più radicate verità della religione e della filosofia, non si fermò mai. Morihei studiò intensamente i sacri testi, meditò sui misteri dell’esistenza, pregò costantemente le Divinità, forgiò senza sosta il suo corpo e fu infine trasformato dalla più trascendente delle visioni.
L’Aikido fu rivelato a Morihei come un Cammino omnicomprensivo, un sistema eclettico che contiene elementi dello Shinto esoterico, del Bubbhismo tantrico, del Taoismo, del Confucianesimo e persino del Cristianesimo…
Come la maggior parte dei Maestri, trasmise il suo insegnamento attraverso l’immagine, il simbolo e l’allegoria.
Il messaggio di Morihei si è manifestato nei termini del Kototama, il “linguaggio dello spirito”. Koto significa “parola, lingua, discorso”; tama significa “spirito o anima”. L’insieme dei due caratteri viene generalmente pronunciato Kotodama. Egli riteneva che i suoni originali del Kotodama “dirigono e armonizzano ogni cosa nel mondo, poiché sono la risultante dell’unione fra: cielo, terra, Dèi e genere umano”…ma questa è un’altra storia.

I movimenti fondamentali nell'aikido: circolarità e penetrazione


Gesti circolari e ampi che assorbono e rilanciano l'energia dell'avversario, ma anche entrate dirette, che penetrano nello spazio lasciato libero da chi attacca, caratterizzano l'azione dell'aikidoka.


"Non guardare questo mondo con timore o avversione fai fronte coraggiosamente a tutto ciò che offrono gli dei". Morihei Ueshiba

Circolarità e penetrazione nello spazio avversario sono due dei movimenti portanti dell'Aikido, convivono nell'azione svolta da torì (colui che esegue la tecnica) che unendosi all'atteggiamento fisico di uke (chi attacca e permette di provare la tecnica) producono l'esecuzione di una tecnica (Waza).
Il contatto tra i due attori permette di sfruttare l'energia presente nell'attacco, collegandola attraverso leve e spostamenti tempestivi e naturali, alle posizioni delle articolazioni del corpo.

Lo squilibrio dell'avversario spesso viene raggiunto grazie a movimenti basati su spirali di varia ampiezza che "avviluppano" e spostano la posizione del corpo dell'altro all'interno del proprio punto di equilibrio (Tan dem). Il controllo avviene attraverso leve che producono un sopportabile dolore ed è proprio grazie alla naturale tendenza a rifuggire dal dolore, che l'attaccante assume le posizioni adatte alla conclusione della tecnica. L'esecuzione della tecnica viene completata tramite atterramenti, immobilizzazioni e proiezioni.

In Aikido la posizione di un mignolo, o l'orientamento di una mano di Torì determinano cambiamenti notevoli nella postura dell'attaccante mentre l'unione energetica esalta la posizione stabile di chi sta eseguendo la tecnica (Torì). Le gambe non hanno alcuna funzione di presa sull'avversario e non sono usate per colpirlo. Devono sempre rimanere a terra, ancorate intorno al punto immobile di quella che potremmo chiamare la "trottola" eneregetica di chi esegue. Solo così saranno in grado di fornire solidità all'azione e di fare da fulcro alle anche, impegnate ad assecondare e restituire le energie percepite.

L'intervista a O'Sensei del 1957

L'intervista a O'Sensei del 1957

Presumibilmente nel 1957, Morihei Ueshiba rilasciò una lunga intervista a 2

cronisti giapponesi, di cui non ci sono pervenuti i nomi. Insieme con O' Sensei

era presente anche il figlio Kisshomaru che riportò poi il testo dell'intervista nel

suo libro 'Aikido', pubblicato a Tokyo proprio nel 1957.

E' curioso notare che rispondendo alle domande, O'Sensei dichiari di avere 76

anni, età che porterebbe la data di nascita di Ueshiba al 1881 invece del 1883.

Domanda - Quando ero uno studente al college il mio professore di filosofia ci

mostrò una foto di un famoso filosofo ed ora sono colpito dalla somiglianza con

Lei.

O’ Sensei - Beh, può darsi che sia entrato anche nel campo della filosofia, dato che

la mia parte spirituale è molto più enfatizzata rispetto a quella fisica.

Domanda - Si dice che l' Aikido sia molto diverso rispetto al Judo ed al Karate.

O’ Sensei - Secondo me si può dire che essa sia l'arte marziale definitiva. Questo perché si basa su una verità

universale. Quest'universo si compone di molte parti differenti che nonostante ciò sono tenute insieme, come una

grande famiglia; questa è una rappresentazione di pace ad altissimo livello. Abbracciando il punto di vista dell'

universo, l'Aikido non può essere altro che un'arte marziale d'amore. Non può essere un'arte di violenza. Per questa

ragione potrebbe essere definita come un' ulteriore manifestazione del Creatore. L'Aikido, infatti è immenso. l

suoi piani di allenamento sono la Terra ed il Cielo. Le attitudini mentali dei praticanti devono essere di pace e di

totale non violenza. È questa la giusta mentalità delle arti marziali giapponesi: la violenza è generata da una

mente alterata. Il nostro dovere è quello di trasformare il mondo in un paradiso terrestre. Attività come la guerra

sono fuori posto.

Domanda - Ciò è sostanzialmente differente dalle scuole tradizionali.

O’ Sensei - Sicuramente è molto diverso. Se ci guardiamo alle spalle possiamo accorgerci di quanto si sia abusato

delle arti marziali. Durante il periodo degli stati combattenti, per esempio, i ricchi signori utilizzavano le arti

marziali per scopi personali e per soddisfare i propri interessi. Penso che ciò sia totalmente inappropriato. Un

tempo pensavo che le arti marziali servissero a sconfiggere i soldati nemici in guerra; per questo, quando la guerra

finì, rimasi molto sconcertato. Questo mi spinse a cercare, nei sette anni successivi, il vero spirito del Budo e fu

allora che mi venne in mente di costruire un paradiso sulla terra. La ragione di questa soluzione sta nel fatto che i

cieli e la terra hanno raggiunto una relativa stabilità nella loro evoluzione, mentre gli esseri umani sembrano

essere in un perenne stato confusionale. Prima di tutto dobbiamo combattere questa situazione. La realizzazione

di questa missione è un passo avanti per l'intera umanità. Quando arrivai a questa conclusione, realizzai che la

vera natura dell'Aikido è la pace e l'armonia assoluta. L'Aikido nasce in accordo ai principi dell'universo, perciò è

un Budo di assoluta vittoria.

Domanda - Vorrebbe parlarci dei principi dell’Aikido? La gente pensa che sia qualcosa di mistico come il Ninjutsu

e dice che Lei sia in grado di sollevare oggetti pesantissimi con una sorta di arcano potere.

O’ Sensei - In apparenza potrebbe sembrare qualcosa di mistico, ma non è così. In Aikido noi utilizziamo

unicamente la forza del nostro avversario, sicchè più forza lui usa più è facile per noi.

Domanda - In questo senso c'è Aiki anche nel Judo, in cui bisogna sincronizzare se stessi con il ritmo del partner.

Se lui tira, tu spingi e se lui spinge, tu tiri. Muovendoti secondo questo principio gli fai perdere il suo equilibrio

e quindi applichi la tua tecnica.

O’ Sensei - In Aikido non esiste assolutamente primo attacco. Attaccare

vuol dire essere già stati sconfitti nello spirito. In accordo col principio

di non resistenza, non ci opponiamo all'attaccante. Quindi, si potrebbe

dire che in Aikido non esiste avversario. La vittoria per noi è Masakatzu

Agatzu: cioè quando vinci sopra ogni cosa, in accordo con la missione

divina, allora possiedi la Forza Assoluta.

Domanda - Si sta riferendo, per caso al ‘sen no sen’, l'iniziativa

sull'attacco?

O’ Sensei - Assolutamente no. Se volessi provare ad esprimerlo a

parole dovrei dire che si controlla il proprio partner, senza volontà di

dominio. È uno stato di perenne vittoria. Non c'è occasione di

sconfitta. In questo senso non c'è scontro in Aikido; e se anche tu

avessi un avversario, egli sarebbe solo un compagno da controllare.

Domanda - Quante tecniche esistono in Aikido?

O’ Sensei - Ci sono circa 3000 tecniche di base ed ognuna di esse ha 16 variazioni; così ce ne sono svariate migliaia. A seconda della situazione, puoi crearne tu stesso di nuove.

Domanda - Quando ha iniziato lo studio delle arti marziali?

O’ Sensei - A 14 -15 anni circa. Ho imparato, in ordine, il Jujutsu delle

seguenti scuole: Tenshinyo, Kito, Yagyu, Aioi, e Shinkage. Ma

comunque non ero soddisfatto e cercai ancora il vero Budo. Praticai

Sojutsu e Kendo. Ma anche queste, concentrate sul combattimento uno

contro uno, non riuscirono a soddisfarmi. Cosi girai tutto il Paese, allenandomi e cercando la Via, ma invano.

Domanda - Si potrebbe dire che fu il periodo di allenamento ascetico del guerriero?

O’ Sensei - Si, la ricerca del vero Budo. Quando ero solito andare alle altre scuole, non sfidavo mai i loro maestri.

Chi peregrina tra i dojo è troppo stanco per dimostrare la sua vera abilità. Per cui pagavo loro il regolare onorario

e cercavo di imparare qualcosa. Se, infine, ero io ad essere superiore, riprendevo i miei soldi e tornavo a casa.

Domanda - E quando l'Aikido ha iniziato a prendere forma?

O’ Sensei - Come ho detto prima, viaggiai per molti posti alla ricerca del vero Budo. Poi intorno ai 30 anni giunsi

ad Hokkaido. In quell'occasione, mentre mi trovavo nella provincia di Kitami, incontrai un certo Takeda Sokaku,

maestro del clan di Aizu. Egli insegnava il Jujitsu della Daito-ryu. Durante il mese che studiai con lui ebbi una

sorta di inspirazione. Più tardi lo invitai a casa mia ed insieme con altre 15 o 16 persone divenni uno studente

dell'essenza del Budo.

Domanda - Quindi scoprì l'Aikido studiando Jujutsu con Takeda?

O’ Sensei - No. Sarebbe molto più accurato dire che il maestro Takeda aprì i miei occhi al Budo.

Domanda - Ma allora in quale particolare circostanza nacque l'Aikido?

O’ Sensei - Successe questo. Mio padre si ammalò gravemente nel 1918. Io fui costretto a lasciare Takeda e fare

ritorno a casa. Lungo la via sentii dire che se avessi pregato ad Ayabe, in provincia di Kyoto, ogni desiderio mi

sarebbe stato esaudito. Quindi mi recai lì ed incontrai Onisaburo Deguchi. Quando, però, tornai a casa appresi che

mio padre era morto comunque. Avendo incontrato Deguchi solo una volta, decisi di tornare ad Ayabe con tutta la

mia famiglia e vi rimasi fino al 1925, all'età di 40 anni. Un giorno, dopo aver combattuto contro un maestro di

Kendo, mi stavo rinfrescando in giardino. All'improvviso una cascata di luce dorata scese dal cielo e mi avviluppò.

D'un tratto il mio corpo crebbe a dismisura, fino a toccare i confini dell'intero universo. Illuminato da

quest'esperienza, realizzai che non bisogna concentrarsi sulla vittoria: il cuore del Budo è l'amore. Questo è

l'Aikido.

Domanda - Quindi nel Budo non è fondamentale essere forti. Sin dai

tempi antichi viene insegnata la comunanza tra lo Zen e la spada.

Similmente l'essenza del Budo non può essere compresa senza

svuotare prima la propria mente. In questo stato, nulla, sia giusto

che sbagliato, ha più valore.

O’ Sensei - Come ho detto prima, l'essenza del Budo è la via di

Masakatzu Agatzu.

Domanda - Ho sentito di una storia che L’ha coinvolta in un

combattimento con 150 operai.

O’ Sensei - lo? Per quello che mi ricordo il maestro Deguchi giunse in

Mongolia nel '24 per coronare il suo sogno di creare una grande

comunità asiatica in accordo con la linea politica nazionale. lo lo

accompagnai per sua richiesta finché non venni chiamato alle armi.

Insieme attraversammo la Mongolia e la Manciuria. Durante il viaggio

ci imbattemmo in un gruppo di banditi delle montagne che

cominciarono a spararci contro pesantemente. Io risposi al loro fuoco

sorridendo e poi mi lanciai in mezzo a loro attaccandoli con fierezza

e disperdendoli.

Domanda - Restò per molto tempo in Manciuria?

O’ Sensei - Prima dell'incidente sono stato in Manciuria molto spesso. Ero supervisore per le arti marziali per

l'organizzazione di Shimbuden come per la Kenkoku University in Mongolia. Per questa ragione ero ben accetto lì.

Domanda - Hino Ashisei scrisse una storia chiamata "Oja no Za" in cui racconta la vita di Tenryu Saburo, eroe del

mondo del Sumo, e del suo incontro con un maestro di Aikido e la riscoperta del suo vero spirito. Per caso questa

storia la riguarda?

O’ Sensei - Si.

Domanda - Che genere di rapporto ebbe con Tenryu?

O’ Sensei - Lui stette a casa mia per circa tre mesi.

Domanda - Questo accadde in Manciuria?

O’ Sensei - Si ci incontrammo in occasione del torneo in onore del 10°anniversario del governo in Manciuria. C'era

quest'uomo gigantesco alla festa ed un mucchio di gente intorno a lui che faceva commenti sulla sua incredibile

forza. Domandai allora chi fosse e mi fu spiegato che si trattava di Tenryu, famoso lottatore di Sumo. Mi presentai

a lui ed alla fine decidemmo di confrontare le nostre capacità l'uno contro l'altro. Dunque mi sedetti e dissi a

Tenryu:" Spingimi, prova a rovesciarmi all'indietro. Spingi più folte che puoi, non trattenere la tua forza". Forte

dei segreti dell'Aikido, sapevo che non avrebbe potuto muovermi di un millimetro. Comunque Tenryu sembrò

stupirsi di ciò e divenne uno studente di Aikido. Era un brav'uomo.

Domanda - Sensei, lei ha anche avuto rapporti con la marina?

O’ Sensei - Si, per lungo tempo. Cominciata nel 1928, la mia collaborazione con l'Accademia Navale come

insegnante part-time, durò per circa 10 anni.

Domanda - Allora insegnò anche ai soldati durante quel periodo!

O’ Sensei - In più di un'occasione ho insegnato ai militari; cominciai con l'Accademia Navale, ma nel '33 tenni delle

lezioni anche per la Scuola Militare di Toyama. Poi nel 1942 insegnai Aikido anche alla scuola di Polizia. In un'altra

occasione, su invito del generale Maeda, tenni una dimostrazione per l'Esercito.

Domanda - Insegnando a dei soldati sarà certamente stato coinvolto in qualche episodio divertente.

O’ Sensei - Si, una volta fui persino vittima di un agguato.

Domanda - Forse perchè la consideravano un insegnante troppo severo?

O’ Sensei - No, non per quello. Credo che loro volessero provare le mie capacità. Fu nel periodo in cui insegnavo

all' Accademia di Polizia.una sera mentre camminavo nella sala di addestramento, percepii che c'era qualcosa di

strano. Qualcosa si mosse sopra di me. All' improvviso, da tutte le direzioni,saltarono fuori da alcuni cespugli ed

avvallamenti, un gruppo di soldati e mi circondarono. Cominciarono quindi ad attaccarmi armati di spade e

bastoni di legno. Siccome sono avvezzo a questo genere di cose, non mi preoccupai più di tanto. Non appena

provavano a colpirmi, mi spostavo semplicemente da una patte e dall' altra ed intanto mi accorgevo che stavano

perdendo fiducia in se stessi. Alla fine caddero esausti. La vita non manca di riservare sorprese. L 'altro

giorno,dopo una conferenza un tipo ha riconosciuto la mia faccia e mi è corso incontro salutandomi. Dopo aver

parlato qualche minuto, capii che si trattava di uno degli uomini che mi avevano attaccato quel giorno di tanti

anni fa. Con aria imbarazzata mi ha detto: "Sono molto spiacente per quell'incidente. Quel giorno stavamo

discutendo sulla reale efficacia del nostro insegnante di Aikido. Un gruppo di noi dalle teste calde decise di

metterlo alla prova. Ci nascondemmo in 30, circa. E rimanemmo totalmente sconcertati che trenta uomini

addestrati alla guerra non avevano potuto nulla di fronte alla vostra forza".

Domanda - Ci furono anche episodi riguardo alla scuola di Toyama?

O’ Sensei - Prove di forza? Una volta, mi pare prima dell' incidente alla

scuola di polizia. Un gruppo di capitani, istruttori alla scuola di

Toyama, mi invitò a provare la mia forza contro di loro. Loro tutti si

vantavano delle proprie capacità con frasi del tipo: "Sono in grado di

alzare tot peso" oppure "Posso spaccare tegole di tot diametro"; sicché

dissi loro: "lo non ho questo genere di forza, però posso abbattere

gente come voi solo con il mignolo. Ma siccome mi dispiace farvi del

male, facciamo così". Stesi il mio braccio destro e poggiai l'indice sopra

una scrivania, quindi li invitai a salire sul mio braccio coricandosi sulla

pancia. Uno dopo l'altro, increduli, cominciarono ad ammucchiarsi sul

mio braccio. Quando tutti e sei furono saliti, chiesi all'uomo vicino a

me un bicchiere d'acqua. Mentre stavo bevendo con la mano sinistra, il

gruppo di uomini sul mio braccio destro tacque sbalordito.

Domanda - A parte l' Aikido, lei deve avere una forza fisica

sovrumana!

O’ Sensei - Non proprio.

Kisshomaru - Sicuramente egli è molto forte, ma bisognerebbe parlare

di potenza del Ki, piuttosto che di forza fisica. Qualche tempo fa, mentre costruivamo un nuovo dojo, vedemmo

sette o otto operai che provavano invano a sradicare un alberello. Mio padre li guardò per un po' e poi chiese loro

di spostarsi in modo da poter provare lui stesso. Egli lo tirò su in un attimo, con una mano sola e lo scaraventò

via. Sarebbe inconcepibile fare cose di questo genere con la mera forza fisica. Un' altra volta ci fu un incidente

riguardo un certo Mihamahiro.

Domanda - State parlando dello stesso Mihamahiro dell'Associazione Nazionale di Sumo?

O’ Sensei - Si. Quando io mi trovavo a Shingu, nella prefettura di Wakayama, Mihamahiro stava ottenendo ottimi

risultati nella classifica dei sumotori. Aveva una forza incredibile, e riusciva a sollevare tre tronchi, dal peso di

svariate tonnellate. Quando seppi che Mihamahiro si trovava in città, lo invitai a venirmi a trovare. Mentre

stavamo chiacchierando, lui disse: "Maestro, io ho sentito dire di lei che possiede una forza inimmaginabile.

Perché non confrontare le nostre capacità? D'accordo - risposi - ma io userò solo il mio indice". Iniziammo.

Mihamahiro provò a sollevarmi e nonostante fosse in grado di spostare masse enormi, non riuscì a smuovermi di un

millimetro. Dopo un po', ritorsi la sua stessa forza contro di lui, ed egli si trovò a volare per aria. Si rese conto che

l'avevo toccato solo con l'indice, e con l'indice lo tenevo immobilizzato. Sembravamo un adulto che gioca con un

bambino. Vedendolo incredulo, lo invitai a riprovare.Seduto per terra, gli offrii di cercare di rovesciarmi

spingendomi per la testa, ma egli non ci riusciva. Sollevai allora le mie gambe dal suolo, restando in bilico, ma

neanche così potè smuovermi. Sconvolto, cominciò a studiare l' Aikido.

Domanda - Quando dice di atterrare una persona con un dito, lei preme un suo punto vitale?

O’ Sensei - Disegno un cerchio intorno a loro. La loro forza è contenuta all' interno di questo cerchio. Non importa

quanto sia forte, un uomo non può estendere la sua forza altre questo cerchio. Diviene di colpo debole. Dunque è

possibile atterrarlo con un dito mentre si trova in questa fase. È possibile perché LUI diventa debole.

Domanda - Anche sua moglie proviene dalla prefettura di Wakayama?

O’ Sensei - Si, lei proviene dalla famiglia Takeda di Wakayama.

Domanda - La famiglia Takeda è strettamente associata alle arti marziali.

O’ Sensei - Senza dubbio. La mia famiglia ha servito l' Imperatore per molte generazioni. l miei antenati, infatti,

rinunciarono alle loro proprietà ed ai loro averi per dedicarsi completamente alla Famiglia Imperiale.

Domanda - Siccome lei, maestro, è stato in giro per molti anni nel periodo in cui era giovane, quella di sua

moglie non deve essere stata una vita molto semplice.

O’ Sensei - Per la verità, neanche ora riesco a trascorrere molto tempo a casa, per via dei continui impegni.

Kisshomaru - Mio padre, da sempre, è particolarmente interessato alla pratica ascetica delle arti marziali. Inoltre,

un' altra sua caratteristica, è il suo totale disinteressamento verso il denaro. In un'occasione si verificò un

incidente di questo genere. Quando mio padre partì per Tokyo, nel 1926, si avviò da solo e poi nel 1927, lo

raggiungemmo noialtri da Tanabe. Con l'aiuto del figlio del Generale Yamamoto, mr. Kiyoshi, prendemmo in

affitto una casa a Sarumachi. In quell' epoca mio padre possedeva una larga fetta di terreno attorno a Tanabe,

che comprendeva zone coltivabili ed incoltivabili. In ogni caso, ne ricavava ben poco e, dunque aveva bisogno di

un prestito. Ma a dispetto di ciò, egli si rifiutava di vendere alcunché.ma non solo: quando i suoi allievi gli

portarono l' offerta mensile, egli disse di non aver bisogno di questo genere di cose, che non avrebbe mai

accettato dei soldi direttamente, e che preferiva che li donassero alle divinità, cosicché,il giorno in cui avrebbe

avuto bisogno di soldi, avrebbe pregato gli dei, in modo da ricevere da loro il necessario. Non ha mai accettato del

denaro per insegnare il Budo. Il dojo in quel periodo, era la sala da biliardo della famiglia Shimazu, e qui si

riunivano per praticare anche molti ufficiali militari e persone aristocratiche. In quel periodo chiamavamo la

nostra arte Ueshiba Juku Aikijitsu.

Domanda - A che età è possibile iniziare a

praticare?

Kisshomaru - Si può iniziare verso i 7 anni,

ma bisogna aspettare i 15 per praticare

seriamente. Fisicamente parlando, il corpo

comincia ad irrobustirsi e le ossa a

fortificarsi proprio a quell' età. Siccome,

inoltre, l'Aikido contiene molti aspetti

spirituali, bisogna aspettare quell'età per

acquisire una propria prospettiva del

mondo e quindi della natura del Budo.

Dunque, in ultima analisi, direi che 15-16

anni sia una giusta età per iniziare la

pratica.

Domanda - Paragonato al Judo, ci sono

ben poche occasioni in cui potersi

afferrare, in Aikido quindi puoi

confrontarti contemporaneamente con più

di un avversario, il che è l'ideale nel Budo. Riguardo a ciò, ci sono molti teppisti che vengono per imparare

l'Aikido?

Kisshomaru - Certo, a volte capitano anche individui del genere. Ma quando persone di questo tipo studiano

l'Aikido con l'intenzione di usarlo come arma per battersi, non durano per molto tempo. Praticare arti marziali non

è come ballare o guardare un film. Sole o pioggia, bisogna praticare comunque quotidianamente se si vuol

progredire. In particolar modo l'Aikido che potrebbe essere definita una pratica spirituale che si serve delle forme

del Budo. È troppo profondo per essere coltivato da coloro che vogliono utilizzarlo per fare a botte. In ogni caso,

individui particolarmente inclini alla violenza, smettono di esserlo dopo aver imparato l'Aikido.

Domanda - Capisco. Attraverso un allenamento costante riescono a correggere i loro atteggiamenti violenti.

O’ Sensei - L 'Aikido non è un' arte marziale di violenza ma piuttosto un'arte d'amore, in cui la violenza non trova

posto. Anzi bisogna guidare gentilmente gli assalti violenti dei propri avversari. Non si può rimanere teppisti

troppo a lungo.

Domanda - L 'idea, dunque non è quella di opporre violenza alla violenza, bensì quella di trasformare la violenza

in amore.

Domanda - Cosa insegnate ad un principiante come fondamentali in Aikido? Nel Judo, per esempio, per prima

cosa si impara a cadere.

Kisshomaru - Prima di tutto l movimenti del corpo(tai sabaki), poi il flusso del ki.

Domanda - Cosa s'intende per"flusso del ki"?

Kisshomaru - In Aikido, noi proviamo costantemente a controllare l'energia del nostro partner, attraverso il

controllo della nostra stessa energia, guidando il compagno nel nostro proprio movimento. Dopo ci alleniamo a

ruotare il nostro corpo. Non basta spostare il corpo, bisogna muovere le braccia e le gambe insieme, in modo che

tutto il corpo sia unificato e possa muoversi armoniosamente.

Domanda - Guardando praticare Aikido, gli

allievi sembrano cadere naturalmente. Che

genere di allenamento fate per le cadute?

Kisshomaru - A differenza del Judo, dove ci si

afferra col proprio partner, in Aikido si

mantiene sempre una certa distanza. Di

conseguenza, è possibile applicare un più

libero stile di caduta. Invece di cadere con un

tonfo, come in Judo, noi utilizziamo una

caduta circolare, una forma di caduta molto

più naturale. Dunque pratichiamo questi

quattro fondamentali diligentemente.

Domanda - Quindi voi praticate tai-sabaki, ki

no nagare, tenkan, ed ukemi e poi cominciate

lo studio delle tecniche. Che tipo di tecniche

s'insegnano all' inizio?

Kisshomaru - Shihonage, una tecnica in cui si può lanciare un avversario in più direzioni. Replica i movimenti di

base del ken. Ovviamente, pratichiamo anche spada. Come detto precedentemente, in Aikido, I'awersario diviene

parte del nostro movimento. In questo modo riesco a spostarlo a piacere. Allo stesso modo, quando mi alleno con

un bastone o una spada, faccio si che diventino parte di me stesso, come se fosse un braccio o una gamba. Per cui

qualsiasi arma nelle mani di un aikidoka cessa di essere un semplice oggetto. Diventa un' estensione del suo stesso

corpo. La successiva è iriminage. In questa tecnica si entra con tutto il corpo sull'avversario non appena prova a

colpirci. In questo breve attimo è possibile sferrare anche 2 o 3 atemi. Per esempio, se il nostro avversario ci

attacca dal lato con un pugno, sfruttando la sua energia, apriamo il nostro corpo in guidandolo in una rotazione

che segue la direzione del suo attacco. Quindi solleviamo il nostro braccio disegnando un cerchio sopra la sua

testa proiettandolo al suolo. Anche questo è il flusso del ki. Ci sono varie e complesse teorie circa questo punto.

L'uke resta completamente senza forze o, piuttosto, tutta la sua forza viene diretta dove noi desideriamo

proiettarlo. Dunque maggiore è la forza del nostro compagno e più è facile per noi. Ma d'altra parte, se nelle

nostre tecniche ci si scontrasse con qualcuno opponendo la nostra energia alla sua, non sarebbe possibile

sconfiggere un avversario più forte di noi.

O’ Sensei - Infatti in Aikido non si va mai contro l'energia del nostro attaccante. Quando egli ci attacca con un

pugno o tagliando verticalmente come con una spada, disegna essenzialmente un punto o una linea. Tutto ciò che

devi fare è scansarti da essi.

Kisshomaru - Poi insegniamo le tecniche di immobilizzazione, shomenuchi ikkyo, nikkyo e così via.

Domanda - L 'Aikido contiene parecchi elementi spirituali. Quanto tempo occorre ad un principiante per acquisire

una conoscenza delle basi?

Kisshomaru - Siccome ci sono persone più o meno coordinate, non posso fare una stima generale. Però dopo circa

tre mesi di pratica assidua, un principiante comincia a farsi un' idea di cosa l' Aikido sia. Una volta raggiunti i sei

mesi di pratica difficilmente si lascia. Coloro che hanno solo un interesse superficiale si ritirano prima dei tre

mesi.

Domanda - Mi è parso di capire che il 28 di questo mese ci saranno gli esami per shodan. Quante cinture nere ci

sono attualmente?

Kisshomaru - Il grado più alto conferito al momento è l'ottavo dan, sono in quattro ad averlo raggiunto. Ci sono poi

sei praticanti col settimo dan, e numerosi primi dan,considerando tutti coloro che hanno cominciato da dopo la

guerra.

Domanda - Quindi c'è un alto numero di persone che praticano l' Aikido in tutto il paese.

Kisshomaru - Il maestro Tohei ha visitato le Hawaii e gli stati uniti per promuovere l'Aikido. Nelle Hawaii ci sono

circa 1200 praticanti, che equivalgono a circa 80000 praticanti a Tokyo. C'è anche un piccolo numero di cinture

nere in Francia. C'è stato un francese che voleva provare il vero spirito dell' Aikido dopo aver studiato il Judo. Non

essendo soddisfatto della pratica in Francia ha pensato di cercarlo nel luogo in cui l'Aikido è nato, ed è venuto in

Giappone. Anche l'ambasciatore di Panama pratica l'Aikido, ma pare che il clima del Giappone sia troppo freddo

per lui e così non pratica d'inverno. C'è pure una ragazza, Onada Haru, che si è allenata con noi per diversi anni.

Poi è patita per l'ltalia per diventare un 'artista. Qualche giorno fa, ho ricevuto una sua lettera da Roma, in cui

dice di essere molto felice perchè ha incontrato un italiano che pratica l'Aikido con cui può allenarsi.

Domanda - Cosa possiamo dire circa l'interpretazione

delle tecniche di Aikido?

O’ Sensei - l punti essenziali sono Masakatzu, Agatzu, e

Katzuhayabi. Come ho detto prima, Masakatzu significa

corretta vittoria , Agatzu vuoi dire essere in accordo con

la tua missione sulla terra, Katzuhayabi indica lo stato

mentale di assoluta vittoria.

Domanda - Il Cammino dell' Aikido sembra molto lungo,

non è vero?

O’ Sensei - Il Cammino dell' Aiki è infinito. Oggi io ho 76

anni, ma continuo ancora nella mia ricerca. Non è un

semplice obbiettivo insegnare il Cammino nel Budo come

in qualunque arte. In Aikido bisogna comprendere ogni

fenomeno dell'universo. È un allenamento che dura tutta

la vita.

Domanda - Dunque nell'Aikido si imparano

parallelamente gli insegnamenti marziali e quelli divini.

Ma cos'è in sintesi lo spirito dell'Aikido?

O’ Sensei - L 'Aikido è amore, Ai. Bisogna colmare il

proprio cuore con il grande amore dell' universo e quindi

abbracciare la propria missione di protezione ed amore

verso tutte le cose. Accettare questa missione è il vero

budo. Significa vincere al di sopra di se stessi ed eliminare l'idea del nemico dal nostro cuore. È una via di

perfezione individuale in cui non c'è posto per la violenza. Le tecniche dell' Aiki sono un allenamento spirituale

attraverso una via in cui si ricerca l'unione del corpo e della mente, in accordo coi principi dell' universo.

Domanda - Quindi 'obiettivo dell'Aikido è la pace nel mondo.

O’ Sensei - L 'obiettivo finale dell' Aikido è la creazione di un Paradiso sulLa Terra, in modo che tutto il mondo

possa essere in armonia. Allora non avremo bisogno di energia atomica e di bombe ad idrogeno. Potrebbe essere

un mondo meraviglioso.